La caduta di Efeso tra magia, misteri e tradizioni: simbologia e misticismo alla fine dell'impero romano. #3

Eccoci all'ultima passeggiata tra le rovine di Efeso. È estate e fa caldo, tra le rovine si aggirano stormi di zanzare quindi ci sposteremo a visitare luoghi più ospitali.


Le scorse volte durante le nostre passeggiate abbiamo parlato di come è nata Efeso, quali sono le leggende alla base dello sviluppo di quella che era considerata una città importante sia dal punto di vista commerciale che dal punto di vista culturale e religioso. Abbiamo poi visitato le rovine del tempio, una delle meraviglie dell'antichità e abbiamo parlato della sua storia e della mistica legata alla simbologia sacra. Abbiamo visto dove si trovava il teatro di Efeso e abbiamo percorso le enormi strade lastricate di marmo che ancora oggi attraversano le rovine. 

Prima di andarcene facciamo un ultimo giro tra i resti della città e lasciate che vi racconti di qualche altra leggenda che riguarda Efeso. 




Avete notato quelle statue della dea Artemide che gli archeologi hanno trovato tra le rovine? 

Si dice che sia l'immagine della dea che ha ispirato il grandioso tempio.

La simbologia è legata a quella della dea delle Amazzoni e secondo i miti è da far risalire a tempi più antichi rispetto alla fondazione della città. L'immagine della divinità è ispirata a quella della palma da dattero che era simbolo di prosperità, fertilità e della ricchezza femminile. Bisogna considerare che in tempi antichi il dattero era una risorsa alimentare fondamentale per le popolazioni della zona.

Dice una leggenda che una notte in città cadde dal cielo una piccola pietra, probabilmente un meteorite, e attorno a quella venne eretto il primo altare dedicato alla dea. Per secoli la pietra ( Diopet) che si diceva fosse stata invitata da Giove, fu incastonata nel murale accanto all'altare o nella corona turrita della statua della dea che fu realizzata dai greci in sostituzione della palma. Questa pietra era considerata l'oggetto più sacro di tutto il tempio e secondo gli archeologi potrebbe essere sopravvissuta alla distruzione dell'altare. Secondo una fonte la pietra originale si troverebbe ora nel museo della città di Liverpool; il museo avrebbe ottenuto la pietra da un antiquario di nome Charles Seltman, che l'aveva comprata a Efeso negli anni Quaranta.


Questo sarebbe il famoso Diopet di Efeso che si dice fosse incastonato nella statua del tempio ma le discussioni sono ancora molte. 


Il sovrintendente di Liverpool il dottor Dorothy Downes, dice che il fatto che sia stata acquistata a Efeso non ne prova l'origine, ma che “potrebbe provenire da uno dei templi di Efeso”. Secondo gli studi la pietra era originariamente un pestello risalente al neolitico, realizzato in giada vulcanica, e il sovrintendente aggiunge che secondo loro “diventò oggetto di culto attorno al 700 a.C. quando gli fu data un'altra forma e vennero aggiunte delle striscie in ferro". Moltissimi all'epoca pensavano che queste pietre fossero meteoriti piovute dal cielo a opera degli dei e per questo le consideravano sacre.




L'immagine che avete visto sopra viene denominata “Diana di Efeso" ed è arrivata sino a noi attraverso le statuette che riproducevano in piccolo l'originale e che erano vendute in città alle migliaia di pellegrini che ogni anno venivano a visitare il tempio da tutto il Mediterraneo. Per capirci erano un po' come dei moderni souvenir portafortuna. Le statuette sono anche menzonate nella Bibbia e lo stesso Demetrio, tra tanti, ne fece diverse copie. Quel Demetrio cesellatore d'argenti che dopo aver sentito parlare Paolo di Tarso radunò i suoi colleghi e così parlò loro:

Non è solo la nostra professione a essere in pericolo, ma lo stesso tempio della dea Diana, che così finirà per essere abbandonato da tutti. E la sua maestà che l'Asia e l'intero mindo rispetta e adora sarà negletta e abbandonata!”

La leggenda narra che queste parole eccitarono i colleghi di Demetrio a tal punto che al grido di “grande è Diana di Efeso!” presero a tumultuare. E la ribellione presto si estese a tutta la città, costringendo Paolo a fuggire.

Comunque sia andata oggi sappiamo che le statuine potevano variare nei dettagli e ci sono diverse interpretazioni e letture dei significati simbolici mistici. La più comune vuole che la dea della fertilità, con origini orientali e che veniva rappresentata con una magnificenza di vesti tipica dell'Oriente, si fondesse con l'immagine di Artemide-Diana, dea della natura.

I testi degli studiosi descrivono tutti l'immagine che ne deriva come mostruosa, una donna con molti seni. La figura rappresentata, adornata di vesti e monili preziosi ha una collana di seni, che si può spiegare con la leggenda della palma da dattero che già vi ho citato prima: l'albero era sempre pieno di frutti ai tempi delle feste artemisie che si tenevano in città. E' più che probabile quindi che una collana di datteri maturi adornasse le statue in città durante la celebrazione. Le statuine finirono per riprodurre queste decorazioni tradizionali e la collana di frutti divenne una collana di seni.


Amazzone


Questa è la versione più accreditata tra gli studiosi perchè non contrasta con la tradizione che ci rimanda all'Amazzone, legata al mito classico dove la dea è “regina e cacciatrice, casta e pura" allo stesso tempo. In quella prima rappresentazione antica la sua immagine è snella e dai seni eretti di giovinetta, simile ad altre immagine dello stesso tipo risalenti ai primi anni della fondazione della città. La dea in quel caso aveva entrambe le braccia tese in avanti con i palmi delle mani aperti e dei minuscoli leoni sulle spalle. La parte bassa del corpo è coperta da tre fasce o fregi con teste di cervi, buoi e leoni.

Molte statuette hanno anche un ciondolo: a forma di scorpione, con una mezzaluna, dai corni che puntano al basso. Tutte hanno in comune la curiosa corona dove è incastonata la sacra pietra. I visi sono solitamente in stile ellenistico, con tratti puri e regolari.

Della statua originale non è mai stata trovata traccia. Dalle descrizioni che ci sono giunte doveva essere spettacolare: nel tempio interno stava su un altare largo oltre venti metri, circondata da un doppio ordine di colonne. Fu distrutta nel 400 d.C. Da un cristiano fanatico che si vantò poi di aver abbattuto l'immagine del demonio Artemide. 

Nei secoli il tempio venne lentamente a perdere d'importanza. Solo il culto di Diana sopravvisse alla distruzione definitiva da parte dei goti. I temi mistici e le antiche credenze divennero a pannaggio di gruppi segreti e clandestini quando l'imperatore Costantino, che precedette Giuliano l'apostata, proclamò il cristianesimo religione ufficiale dell'impero romano. L'azione dell'imperatore Giuliano che cercò invano di fare rivivere il culto non servì a nulla, la fase di declino era ormai nel pieno.

Ma avviamoci verso l'antico porto di Efeso e parliamo della fine della città e quindi della storia di Giuliano l'apostata, l'ultimo difensore del paganesimo.


Statua di Giuliano l'apostata 

Si dice che l'uomo più famoso di Efeso, al tempo di Costantino, fosse il filosofo-mago di nome Massimo. Fu lui a iniziare l'imperatore Giuliano ai misteri Eleusini, fu lui ad avviarlo alle pratiche mistiche e anche, si dice, ai riti notturni alla dea Ecate.

Per chi di voi non si intendesse troppo di mistica Ecate è una dea oscura legata al ciclo lunare, diciamo che è il volto buio di Artemide-Diana. Le leggende e le testimonianze dell'epoca ci raccontano che durante le notti di luna nera il tempio apparteneva a lei ed era allora che si svolgevano i riti a lei dedicati.

Come già vi ho mostrato prima tutte le divinità femminili antiche ebbero la tendenza a fondersi in una sola figura. La madre terra personificata da Cibele, Demetra e Iside, e la Vergine conosciuta come Artemide, Persefone ed Ecate sono tutti aspetti comuni della figura sacra femminile, tessitrice di mistero e dotata di intuizione magica. Lo stesso meccanismo si è perpetrato nel tempo fino ai giorni nostri secondo l'opinione di Robert Graves, studioso dei miti della grecia antica. Egli ipotizza che quando il mondo occidentale adottò il dio maschile e la figura di Gesù, incominciò il declino del significato profondo e psichico della vita per come molte persone dell'epoca la concepivano. I cattolici fecero quindi un tentativo per tornare alla venerazione femminile con l'inserimento della figura di Maria Vergine e madre (tentativo che venne frustrato dalle forze della Riforma, ma quelli furono altri tempi).


Ecate 


Torniamo ora alla nostra storia e alla fine di Efeso. Massimo il mago convinse l'imperatore Giuliano, che credeva nel principio della metempsicosi (cioè nella reincarnazione) di avere in sé l'anima di Alessandro il Grande e di essere per questo destinato a conquistare il mondo.

Giuseppe Ricciotti nel suo libro Giuliano l'apostata racconta in modo molto pittoresco di come Massimo e Giuliano s'incontrarono la prima volta. Allora Giuliano, ufficialmente ancora un cristiano per evitare la collera di suo zio, l'imperatore Costantino, studiava con Eusebio, a Pergamo. Il suo maestro non era del tutto in sintonia con le idee di Massimo che all'epoca si era già fatto una solida fama come sacerdote del paganesimo ellenico. Eusebio raccontò a Giuliano di quando una volta il mago l'aveva invitato con alcuni amici al tempio durante i rituali di Ecate dove aveva bruciato incensi e recitato inni. Ad un certo punto la statua della dea iniziò a sorridere e poi a ridere a piena gola. Massimo li calmò e disse loro di guardare con attenzione e più da vicino perchè le torce che la dea teneva in mano stavano per accendersi. E infatti così fù.

Eusebio probabilmente pensava che l'episodio narrato sarebbe bastato al giovane Giuliano per perdere interesse in Massimo, invece accadde proprio il contrario.

Disse Giuliano: "Addio. Tieniti i tuoi libri, mi hai fatto trovare l'uomo che fa per me." E lasciato il maestro se ne partì per Efeso, dove studiò seriamente le arti occulte, partecipando a un vero e proprio corso a esse dedcato. Fu iniziato ufficialmente ai misteri, con i riti del caso: cerimonie sotterranee accompagnate da suoni misteriosi, esalazioni ributtanti, truci apparizioni.

Da quel momento, racconta il prete cristiano Gregorio, che scrisse una delle biografie di Giuliano più famose (ovviamente in negativo), Giuliano fu posseduto dal demonio.


Costantino osserva il nipote con sguardo severo...


Durante la fanciullezza Giuliano s'era tenuto i propri pensieri per sé, sapendo bene che se avesse rivelato le sue credenze avrebbe rischiato la vita. Lo zio Costantino non era uomo tollerante e dopo avere ammazzato i suoi tre figli, aveva adottato il cristianesimo come religione semiufficiale di stato rendendosi conto che gli sarebbe potuta servire come potente strumento dell'autorità imperiale per il controllo del popolo.

Giuliano che era nato con il nome di Flavio Claudio Giuliano il 6 novembre 331 d.C. a Costantinopoli fu un adoratore del sole, anche se in gioventù aveva superficialmente accettato il cristianesimo, una religione che lo lasciava scettico e che derideva. Come la maggior parte dei suoi contemporanei, usava il termine “magico” in senso spregiativo e una volta si lasciò scappare che: "Paolo di Tarso era il più grande dei maghi e degli impostori mai venuti al mondo".


Re Salomone 


Giuliano era pieno di sarcasmo verso gli incantesimi cristiani che, secondo lui, erano capaci di ridare purezza con l'acqua battesimale ai fornicatori, agli idolatri, agli adulteri, ai ladri, ai ricattatori e ad ogni sorta di malfattore, ma non erano in grado di curare nessun malanno fisico. Lui invece, credeva in tutte le forme di divinazione pagane compreso l'esame delle viscere e l'interpretazione dei sogni e dei segni.

Giuliano aveva vent'anni quando andò la prima volta a Efeso all'inizio di una carriera breve e intensa che lo portò a studiare magia ad Atene, a essere ammesso ai misteri Eleusini, a divenire comandante militare del fronte occidentale nel 355 d.C. e infine imperatore alla morte di Costantino nel 362. Il primo atto del nuovo imperatore fu quello di riaprire tutti i templi pagani e di cercare di fermare l'onda montante del cristianesimo. Ma l'onda era troppo forte anche per lui, e soltanto un anno dopo, mentre conduceva con successo una campagna militare contro i persiani fu assassinato. Aveva 32 anni e con la sua morte l'ultima opposizione al cristianesimo venne a mancare.

I suoi nemici cristiani, detto per inciso, rimarcarono con sarcasmo come il giavellotto che lo uccise gi avesse trapassato il fegato. Anche loro, dopotutto, esattamente come i pagani, pensavano che il fegato fosse un organo importante per la divinazione.

Gli storici hanno fatto innumerevoli speculazioni sull'ascendente che Massimo, il grande sacerdote del paganesimo ellenistico, il conoscitore delle arti solitamente concesse dagli dei, aveva sul giovane che sarebbe diventato imperatore. La magia che Massimo aveva insegnato a Giuliano era teurgica.

Per intenderci si tratta di evocare il divino per mezzo di rituali che portano l'entità a possedere un essere inanimato o potevano essere tecniche estatiche. Gli spiriti erano appositamente evocati con lo scopo di discendere sulla terra. Si tratta quindi di una unione mistica tra dio e l'uomo.

Gli ecclesiastici medievali, seguendo in blocco la condanna di sant'Agostino si rifiutarono di fare differenza alcuna fra la teurgica, che noi chiameremo volgarmente anche magia bianca e la magia popolare termine spregiativo con il qualce spesso si intende soltanto la magia nera. Il risultato nei secoli successivi fu la condanna di entrambe le pratiche.

In Giuliano l'apostata il Ricciotti commenta che sarebbe un errore considerare le magie di Massimo come pure e semplici frodi. "Se per il Teurgo il divino è diffuso ovunque nel cosmo...tutto quel che induce il divino a rivelarsi è attività teurgica legittima. E per ottenere una simile manifestazione del divino si può ricorrere alle leggi fisiche, chimiche e ottiche conosciute. Ed è anche possibile rafforzare e arricchire l'effetto con messinscena, scenografie e tutto ciò che può aiutare a raggiungere l'effetto teurgico desiderato". Un esempio? Salnitro mescolato a carbonella può simulare gli effetti di un tuono.

Libanio, filosofo e amico di Giuliano, descrive Massimo come “il buon “medico che cambia le concezioni del futuro imperatore e conferma a Giuliano quel che i sogni gli avevano lasciato intravedere: proprio lui sarebbe stato il restauratore degli antichi dei dopo aver debellato il cristianesimo.

Altri commentatori dell'epoca non sono così teneri con Massimo. Lo storico-soldato Ammiano, scrisse che nemmeno un ateo avrebbe potuto partire per un viaggio senza consultare l'oroscopo, eppure egli considerava indecorosa l'entusiastica accoglienza che Giuliano fa al suo vecchio amico-mago quando diventa imperatore. E comunque sembra che Massimo davvero abbia esercitato un influenza straordinaria sull'uomo le cui azioni governavano il fato di milioni di individui.

"Probabilmente un ciarlatano, certamente un mestatore...considerato un conoscitore di curiose arti che solitamente vengono attribuite agli dei." Questo è il commento di W. Douglas Simpson, autore di un altro libro intolato anch'esso, Giuliano l'apostata. È probabilmente un commento abbastanza tipico.

Dopo che Giuliano fu ucciso, anche Massimo fece una brutta fine. Le autorità cristiane lo mandarono a Efeso dove fu decapitato nel 376 d.C.

Massimo fu l'ultimo di una serie di Efesini che avevano dedicato la vita alle arti occulte sotto l'egida della dea lunare. Eraclito (535-475 a.C. ) il più celebre di tutti, il “filosofo oscuro" era nato e aveva vissuto tutta la sua vita a Efeso. E in un certo senso è lui il fondatore della metafisica.  "Tutte le cose sono una sola cosa", scriveva, "e questa è fatta di molte opposte tensioni, come caldo e freddo, buono e cattivo, giorno e notte...metà inseparabili della stessa, unica cosa. E la vita è, nella sua essenza un cambiamento e il suo elemento base è il fuoco." Precetti fondamentali tra filosofia e occultismo.


Eraclito l'oscuro 

Altro esempio di mago famoso? Falkner scrive che gli ebrei in Efeso erano in preda "a una grande superstizione" e credevano che Salomone avesse scoperto il potere di esorcizzare gli spirirti malvagi "con l'aiuto di alcune erbe meravigliose a lui note". Salomone figlio di Davide e Betsabea, fu re d'israele nel X secolo a.C. Famoso per la sua saggezza e ricchezza, fu anche un leggendario e grande mago. A lui è attribuito il testo medievale di magia L'anello di re Salomone. Chiamato anche "il mago dei maghi" e  "il signore dell'occulto e dei suoi regni", la sua fama lo rende famoso ancora oggi.

Il nostro viaggio a Efeso si conclude qui, con un breve accenno a una pratica magica poco nota: i segni magici conosciuti come "lettere di Efeso". Secondo Eustazio, si trattava di incatesimi incisi sui piedi, sulla cintura e sulla corona di una statuetta della dea che a quel tempo si erano conquistati la fama di rendere invincibili. E ci sono molti riferimenti a quegli incantesimi usati segretamente dagli atleti o da chi affrontava competizioni. Si dice che un lottatore avesse sconfitto 300 avversari prima che il suo incantesimo fosse scoperto e gli venisse tolto. Anaxilao scrisse in proposito. "Gli atleti e i concorrenti dei giochi olimpici si rivolgono alle arti magiche per desiderio di vittoria". Oggigiorno il giudice sportivo cerca tracce dell'uso di droghe che possono avvantaggiare l'atleta. Ma ai tempi di Roma, secondo Marcellino, un fantino di nome Illario fu condannato a morte perchè "aveva mandato suo figlio da un mago ad apprendere incantesimi e magie con le quali all'insaputa di tutti lui riusciva a ottenere quello che voleva nella sua professione."

Secondo Falkener, forse questa superstizione, che regge sino al medioevo, è la ragione per la quale si chiedeva ai combattenti prima del duello risolutore un giuramento solenne che affermasse che essi avevano un cuore puro, cioè rifiutavano le pratiche magiche.

 Il leggendario re Creso, si dice, evitò di essere bruciato vivo grazie alle "lettere di Efeso" pronunciate sulla pira. E molti maghi come Salomone sembra abbiano esorcizzato gli spiriti maligni costringendoli a recitare le famose lettere.

Ma in cosa consistevano le lettere? Per quel che ci è dato di sapere, erano un certo numero di parole scritte in greco. Parole che indicavano il buio, la luce, la terra, un anno, il sole e la verità. Probabilmente erano scritte su pergamena o incise su statuette e amuleti e di certo portate addosso, in sacchetti di cuoio cuciti agli abiti.

Così suggerisce un passo dei Proverbi di Atene, in rima:

La pelle unta di unguento dorato effiminatamente vestito di soffici panni e delicate babbucce - 

masticando cipolle; sgranocchiando formaggio;

mangiando uova crude; succhiando crostacei;

sorseggiando calici di ricco Chian ( mistura di aglio, porri, formaggio, olio, aceto e erbe essicate)

e portando in un borsello di cuoio 

le lettere d'Efeso come talismano


E così nonostante abbiamo trovato solo frammenti di quel mondo a illuminare la magia che era in Efeso e di Efeso, simbolica casa di Diana, il fascino che circonda la città rimane immutato fino ai giorni nostri.


Pianta di amaranto 


L'erba associata a Diana di Efeso è l'amaranto, che in greco significa che non appassisce. E la scelta fu profetica, perchè Diana resta un concetto pieno di fascino, un concetto che non tramonta e curiosamente di nuovo in auge nel mondo odierno dove la donna cerca una nuova definizione del suo ruolo, in una società che da troppo tempo ha perso l'armonia della natura e la sintonia con essa.

Le rovine di Efeso sono un luogo che attrae principalmente per i suoi resti risalenti all'epoca cristiana ma come abbiamo visto ci sono molte altre storie da raccontare ancora più antiche, leggende nate dai primi uomini che abitarono la zona e che si perdono nella memoria.

Ci apprestiamo a lasciare queste rovine così ricche di magia e mistero per raggiungere un altra destinazione. Spero abbiate gradito la nostra passeggiata e come al solito vi auguro una buona lettura o una buona visione.

Alla prossima.


Alice Tonini

In collaborazione con Carla Broglia autrice del blog "Più sai-più sei"

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